Degustazione di Viognier: capricci e soddisfazioni di un vitigno “sensibile”
Quest’ultimo fine settimana, decidiamo di fare un breve ma intenso volo mentale e sensoriale verso la Valle del Rodano Settentrionale, e precisamente, dalla piccola sede comunale di Montecarlo dove seguiamo le lezioni del terzo livello, approdiamo alla piccolissima AOC di Condrieu.
Ci troviamo qui riuniti per degustare il “Signor Viognier”, particolare vitigno francese che ci viene presentato in cinque diverse vesti, ognuna delle quali ci aiuta a capire le peculiarità di questo vino dal carattere abbastanza “sensibile e difficoltoso”, come spiegato dal nostro Marzio Berrugi, che ce lo raffigura, molto poeticamente, come un ragazzo bisognoso di rivalsa nei confronti dello scarso rilievo a lui concesso in passato.
Utilizzato, infatti, in assemblaggio per la produzione di vini bianchi e rossi, ultimamente è stato utilizzato per la vinificazione in purezza di vini bianchi di grande qualità e morbidezza, conquistando specialmente la California e l’Australia, oltre che essere apprezzato anche nella Francia meridionale.
E’ così che questo “monello”, appunto la Galopine, ottiene la sua vittoria, facendola però valere a suon di germogliamenti anticipati e maturazioni tardive, e soprattutto richieste di terreni rocciosi e granitici, nei quali avvolge prepotentemente le sue sottilissime radici, quasi dei lunghi capelli ribelli, per riuscire a trarre più calore possibile da questi terreni così duri.
Il risultato di questo carattere così particolare si fa quindi ben presto sentire e apprezzare nei nostri bicchieri.
Degustazione di Viognier: DiamAndes de Uco 2017
Partiamo dall’interpretazione argentina: DiamAndes de Uco 2017, dai tratti cristallini e di un bel giallo paglierino con riflessi verdognoli; colpisce subito il naso con un intenso profumo di fiori gialli, e frutta come pesche e albicocche.
Questa forte identità olfattiva esplode successivamente in bocca con un bel corpo morbido e ricco, che poi si allunga sulle mandorle e con sfumature di talco, lasciando un sapore secco, con un retrogusto finale amarognolo.
Dei formaggi toscani accompagnano questo bicchiere, ma possiamo dire che il corpo deciso e l’alcolicità di questo vino ci permetterebbe di abbinarci anche un coniglio arrosto farcito al rosmarino, pepe salvia.
Degustazione di Viognier: AOC Condrieu Clos Boucher 2016
Procediamo con il secondo Viognier, un AOC Condrieu Clos Boucher 2016, cru che produce seimila bottiglie all’anno, e prevede solo coltivazione a mano. Di colore giallo paglierino, ancora più luminoso del collega argentino, presenta un profumo molto intenso e schietto, che pervade il naso con pesche, miele e cera d’api.
Si conferma in bocca secco e fresco, la sua sapidità è leggera e il corpo morbido.
Degustazione di Viognier: IGT Giovin Re 2016 di Michele Satta
Arriviamo così nel cuore della degustazione, approdando alle due interpretazioni italiane, che mi hanno particolarmente colpito. Infatti, l’IGT Giovin Re 2016di Michele Satta, si fa notare per il suo riadattamento di condizioni climatiche e territoriali certamente diverse da quelle francesi, attraverso una personale interpretazione che si esprime in un color giallo quasi oro, e una grandissima aromaticità che sconfina in note di incenso e sapori orientali.
Per arrivare a tutto questo, il Giovin Re passa prima in vecchie barriques francesi per 6 mesi, e dopo il batonnage, finisce l’affinamento in bottiglia per altri 6 mesi.
E’ votato all’invecchiamento, infatti può essere bevuto anche dopo 15 anni.
Oltre all’intensità dei profumi di frutta secca e sciroppata, insieme a note balsamiche e di macchia mediterranea, si esprime in bocca con una grande cremosità e avvolgenza, che rende davvero ben distinto il ricordo di questo vino.
Degustazione di Viognier: DOC Langhe Bianco Montalupa di Matteo Ascheri 2015
Interessantissima anche l’altra versione italiana, il DOC Langhe Bianco Montalupa di Matteo Ascheri, 2015. Come per il Giovin Re, potremmo osare servirlo ad una temperatura di 12-14 gradi, in quanto l’evidente complessità di profumi e sapori si evidenzia anche qui, insieme ad una grande capacità di invecchiamento. Il profumo è schietto, ma la frutta lascia spazio alle note vegetali, legnose, e a salvia, rosmarino e lavanda. E’ un vino complesso e morbido, fresco, sapido, persistente e fine, che si abbina bene ai crostacei, al foie gras e ai formaggi freschi.
Degustazione di Viognier: AOC Condrieu La Doriane 2016
Infine, non potevamo chiudere se non con AOC Condrieu La Doriane 2016, del Domaine Guigal, possessore di diversi e prestigiosi vigneti su tutto il territorio della Valle del Rodano. Alle ormai note caratteristiche di albicocca e fiori gialli, miele e legno, si somma anche lo zenzero.
Su questo finale sentiamo tutta la forza e la personalità di questo terroir che genera un vino avvolgente, fresco e carnoso, pieno ed equilibrato, dove l’acidità è vestita, il corpo setoso; risultati che sono tanto importanti quanto complessi da raggiungere, proprio come il territorio roccioso e ripido da cui trae origine questo vino.
Anche questo viaggio è già finito.
Sicuramente abbiamo allargato ancora un po’ i nostri orizzonti, che, dai piccoli grandi cru della Valle del Rodano, ci riportano alle quattro mura della nostra “aula scolastica” di Montecarlo.
Spente le luci e chiusa la porta, mi viene da pensare che il solito illuminato Giulio Magnani, ogni tanto, si potesse trovare lì di passaggio su quella stessa stradina che ripercorro almeno una volta alla settimana; esattamente 150 anni fa, forse, attraversava anche lui quel tratto, meditando di partire alla volta della Francia e di importare da quella terra nuove tecniche di vinificazione e nuovi vitigni, come appunto “la monella”, che poi, nell’evoluzione della scienza viticola toscana, hanno fatto la storia della Doc di Montecarlo.
Giulia Calamida