Cosa può bere chi soffre di celiachia senza rischiare di stare male? Perché anche per quanto riguarda gli alcolici, proprio come per gli altri alimenti, chi non può consumare glutine deve sempre tenere gli occhi aperti. Non esiste una regola che vale sempre ma occorre distinguere tra le diverse tipologie e in qualche caso di dubbio, controllare comunque se sulla bottiglia è presente la dicitura “senza glutine”.
Iniziamo dai casi più semplice. Vino e spumante. Il vino in tutte le tipologie (bianco, rosso, rosé, fermo, frizzante) e lo spumante, sono sempre permessi anche se addizionato di solfiti.
Alcol etilico. L’alcol etilico o alcol alimentare è ottenuto mediante distillazione, previa fermentazione alcolica di alcune materie prime, quali: melasse, vinacce, mosti e cereali. Non contiene glutine quindi è sempre permesso. Allo stesso modo anche gli altri distillati o acquaviti ottenute tramite distillazione come assenzio, brandy, cachaça, calvados, cognac, gin, grappa, rum, tequila, vodka, whisky, ecc. sono ritenuti sempre permessi.
Questa cosa è interessante e merita una parentesi. Infatti, il processo di distillazione previsto in alambicchi a vapore diretto fa sì che il distillato finale, derivante dalla condensazione del vapore proveniente dagli alambicchi, non possa – seppur vi fosse presenza – acquisire alcuna traccia di glutine attraverso questo metodo di lavorazione.
L’EFSA cioè l’Autorità Europea per la Sicurezza degli Alimenti, ha condotto una serie di studi per verificare l’effettiva presenza di tracce di glutine nei distillati da cereali vietati. Nelle conclusioni il Gruppo di Esperti dell’EFSA osserva che “proteine e peptidi non vengono trasferiti nel distillato durante un processo i distillazione adeguatamente controllato, almeno non in quantità superiori a 1 mg/L per le proteine totali e a 0,4 mg/kg per il glutine. Il Gruppo di esperti scientifici ritiene che sia improbabile che i distillati a base i cereali scatenino una grave reazione allergica in soggetti predisposti“.
Più complicato è il discorso relativo a liquori o amari perché la contaminazione avviene per presenza in materia prima o per contaminazione da agenti esterni. Come sappiamo, infatti, a partire dall’alcol etilico è possibile ottenere bevande liquorose che derivano da miscugli di alcool con estratti o essenze di piante aromatiche (amari, digestivi, liquori dolci e secchi), così come è possibile aggiungere altre sostanze (come aromi, coloranti o altri additivi) ai distillati o alle acquaviti.
In tutti questi casi, in assenza di specifica indicazione del produttore in etichetta, la bevanda è ritenuta precauzionalmente “a rischio” perché tali ingredienti ulteriori potrebbero comportare l’aggiunta di glutine. A titolo di esempio: la vodka è una bevanda ritenuta “permessa”, ma la vodka “alla pesca”, potendo contenere altri ingredienti non noti a priori e che potrebbero apportare contaminazioni accidentali impreviste, è considerata “a rischio”.
E la birra? Le birre tradizionali, da orzo o frumento, che non riportano sull’etichetta il claim “senza glutine” sono sconsigliate. Va detto che per fortuna sono disponibili in commercio anche due tipologie di birra adatte ai celiaci:
- ottenute dalla fermentazione di cereali “permessi” (cereali naturalmente senza glutine come riso o sorgo). In questo caso la filiera produttiva potrebbe presentare rischi di contaminazione accidentale se non si seguono opportune precauzioni e pertanto si suggerisce il consumo di quelle che riportano la dicitura “senza glutine” in etichetta.
- derivanti da malto d’orzo e/o frumento e specificamente formulate per celiaci e garantite “senza glutine”.
Fonte: www.celiachia.it