Il Timorasso cambia nome

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Il TIMORASSO è un vitigno a bacca bianca, autoctono della zona del Tortonese. Classificato al numero 234 del Registro Nazionale delle Varietà di Vite, è conosciuto anche con le denominazioni di “Timorosso“, “Timorazza” nonché, più un tempo che oggi, “Morasso“. E’ sinonimo errato invece quello di “Barbassese”.

Cenni storici –  Presente da molto tempo nella zona di Novi Ligure e Tortona dove assieme al Cortese era tra le uve bianche più coltivate. In epoca prefillosserica era presente anche in provincia di Genova, dove veniva destinato al consumo diretto. In passato molto diffuso anche nella provincia di Pavia soprattutto nel Vogherese. Citato come “uva buonissima“, si indicava questo vitigno come a duplice attitudine, da tavola e da vino (solo oggi esclusivamente per vinificazione).

ll Timorasso ha grappoli medio-grandi, serrati e pruinosi. Cresce su terreno argilloso-calcareo e sassoso; germoglia precocemente ma matura tardi. Le sue uve sono uve neutre, povere di terpeni e di pirazine, ma che sviluppano profumi minerali. Tra le sostanze ritrovate nell’analizzarlo ci sono il geraniolo, l’acido geranico e anche il composto TDN (trimetil-diidro-naftalene). Lo screening del DNA rivela una somiglianza col Sauvignon Blanc (20%), col Nebbiolo (5-6%), col Vermentino (3%), mentre per il resto e completamente autoctono.

Per le sue caratteristiche agronomiche e le sue esigenze ambientali e colturali fra cui ridotta vigoria vegetativa, abbondante vegetazione, portamento eretto, elevata fertilità e maturazione piuttosto precoce, di solito questa vite era allevata anche nelle zone più elevate. Non stentiamo quindi a immaginare in passato rigogliosi vigneti di Timorasso, che dalle pendici del monte Giarolo degradavano nelle colline del Curone e del Borbera, con alcune estensioni nel Genovesato e nel Piacentino.

Oggi infatti è coltivato essenzialmente nelle Valli Curone, Grue, Ossona e in Val Borbera, in un’area dove la vite trova un valido “habitat” grazie al terreno, al lungo soleggiamento e alla posizione al riparo dai venti.

Dopo anni di oblio durante i quali ha rischiato l’estinzione a causa della fillossera, a partire dagli anni Ottanta, grazie alla tenacia di alcuni intraprendenti vignaioli, il Timorasso è protagonista di una forte ripresa. E’ Walter Massa colui che per primo ne intuisce le potenzialità e insiste caparbiamente a coltivarla e a sperimentare tecniche diverse in cantina. La prima produzione è del 1987 e conta 600 bottiglie. Le annate si succedono con risultati alternanti, ma da subito si intravedono le potenzialità di un vino di livello.

Da allora un successo dopo l’altro, tanto è vero che il Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi nel 2015 ha approvato il progetto “Bevi Derthona“, cioè bevi Timorasso, con l’obiettivo di promuovere e salvaguardare i vini del territorio al fine di una maggiore riconoscibilità.

Bevi Derthona

La scelta del nome non è a caso. Tortona corrisponde all’antica Dertona (nel basso impero Terdona), città dei Liguri. Spiega Walter Massa, storico produttore di questo vino: “è venuto il momento di legare il Timorasso al suo territorio, come avviene per tutti i grandi vini, poiché il vino è figlio del territorio dove si produce. Abbiamo scelto l’antico nome di Tortona, Derthona, per motivi culturali, oltre che amministrativi. Per utilizzare il nome attuale della città servivano vigne sul suo territorio, che non ci sono”.

Al momento hanno aderito venti aziende del Consorzio. Il cambio del nome resta una scelta facoltativa, a carico del produttore, ma l’idea è quella di arrivare ad una Doc e una Docg per il Derthona, fatto in purezza con uve Timorasso dei Colli Tortonesi”.

Attualmente il disciplinare di riferimento è quello della DOC Colli Tortonesi.

Caratteristiche sensoriali del vino – vino giallo paglierino più o meno intenso, brillante, asciutto, dall’aroma caratteristico di mandorla e nocciola, di media alcolicità, talvolta difetta di acidità, migliora se mescolato ai Trebbiani o al Cortese. Da consumarsi giovane, anche se invecchia bene, sviluppando aromini di pietra focaia e minerale.

Fonte: web.

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